Soluzioni d'ImpresaFebbraio 26, 2021Affitti Commerciali: i diritti dell’inquilino durante l’emergenza Covid

Non solo bonus ma anche divieto di sfratto e possibilità di chiedere la riduzione del canone. Che va, comunque, sempre pagato. Sono alcune delle agevolazioni introdotte durante il periodo di pandemia da Covid per chi svolge un’attività in affitto. O almeno per chi ci prova a svolgerla, costretto a tirare su e giù la saracinesca a seconda del decreto di turno ed assillato, comunque, dai pagamenti da fare anche quando non lavora.

Tra i diritti degli inquilini degli affitti commerciali c’è il blocco degli sfratti, contenuto nel decreto Milleproroghe, approvato alla fine del 2020 e in attesa di conversione in legge. Ad oggi, il decreto licenziato dal Governo prevede la proroga del blocco fino al 30 giugno 2021: significa che fino a quella data non sarà possibile eseguire dei provvedimenti giudiziali di rilascio degli immobili (anche se il blocco riguarda pure gli affitti ad uso abitativo, non solo quelli commerciali) quando la situazione economica impedisce al cittadino di pagare regolarmente il canone.

C’è, però, da precisare una questione formale. Il testo del Milleproroghe posticipa il divieto di sfratto ma non impedisce al proprietario di intimare lo sfratto in caso di mancato pagamento della mensilità e di chiedere nello stesso atto l’ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti. Il proprietario, in questo modo, «si porta avanti» nella procedura di sfratto, ma dovrà attendere – salvo ulteriori proroghe – il 1° luglio per costringere l’inquilino ad abbandonare i suoi locali.

Altro aspetto importante nel rapporto tra inquilino e proprietario durante l’emergenza Covid riguarda proprio il canone di affitto ed emerge dal Codice civile. Da una parte, la normativa prevede il dovere di pagare l’affitto anche quando non utilizza i locali per effetto delle chiusure decise dal Governo. In particolare, è vero che, secondo il Codice, «la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta (cioè di mettere a disposizione l’immobile) non può chiedere la controprestazione (cioè, il canone), e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito». Ma è altrettanto vero che quella «sopravvenuta impossibilità» è solo temporanea e non definitiva, il che mette l’inquilino nella posizione di dover pagare comunque l’affitto.

Quello che l’inquilino può fare, proprio per la «sopravvenuta impossibilità temporanea» è chiedere al proprietario una riduzione del canone, come previsto sempre dal Codice civile, che all’articolo 1464 recita: «Quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale».

La risoluzione del contratto è un diritto dell’inquilino anche quando l’affitto diventa «eccessivamente oneroso» per il verificarsi di «avvenimenti straordinari e imprevedibili» come lo è la pandemia da Covid, appunto. Il proprietario può evitare la risoluzione rivedendo le condizioni contrattuali per venire incontro all’inquilino.

Articolo preso da La Legge per Tutti

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